Circolo "Anton Giulio Brignole Sale"
Verso quale scuola?
di Tiziana Notarnicola
La Scuola è un’Istituzione complessa che deve essere analizzata attentamente attraverso la valutazione di dati oggettivi e non emotivi. Uno strumento di valutazione ci viene dato dall’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema. Educativo di Istruzione e di Formazione con il progetto PISA 2006 : Programme for International Student Assessment (PISA); è un’indagine internazionale promossa dall'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) per accertare le competenze dei quindicenni scolarizzati nelle aree della lettura, della matematica e delle scienze.
Il suo obiettivo principale è la rilevazione delle competenze scientifiche degli studenti quindicenni. Hanno partecipato a PISA 2006 cinquantasette paesi, tra i quali tutti i trenta paesi membri dell’OCSE e ventisette paesi partner.
L’Italia ha partecipato a PISA 2006 con un campione di 21.773 studenti, in 806 scuole , stratificato per macroaree geografiche (Nord Ovest, Nord Est, Centro, Sud, Sud Isole) e per indirizzi di studio Il punteggio medio degli studenti italiani nella scala complessiva di scienze è pari a 475 (DS 96), contro una media OCSE pari a 500 (DS 95).
I livelli di competenza sulla scala di matematica sono 6. Il primo livello rappresenta quello più basso, mentre il sesto livello quello più alto.
Complessivamente, in Italia il 25,3% degli studenti si colloca al di sotto del livello 2, che è stato individuato in PISA 2006 come il livello al quale gli studenti dimostrano il livello base di
competenza scientifica in grado di consentire loro di confrontarsi in modo efficace con situazioni in cui siano chiamate in causa scienza e tecnologia (media OCSE 23,2).
In matematica va malissimo per gli studenti italiani: sono al 38° posto con 462 punti, contro una media OCSE di 498.
Complessivamente, in Italia il 32,8% degli studenti si colloca al di sotto del livello 2, che è stato individuato in PISA come il livello al quale gli studenti dimostrano il livello base di competenza matematica in grado di consentire loro di confrontarsi in modo efficace con situazioni in cui sia chiamata in causa la matematica (media OCSE 21,3).
I quindicenni italiani, infine, non si salvano neanche con la competenza nella lettura: l'Italia ha 469 punti contro i 492 della media Ocse che piazzano il Paese al posto 33.
Complessivamente, in Italia il 50,9% degli studenti si colloca al di sotto del livello 3, che è stato individuato in PISA come il livello al quale gli studenti dimostrano il livello base di competenza in lettura tale consentire loro di confrontarsi in modo efficace con contesti e situazioni di vita quotidiana che richiedono l’esercizio di tale competenza (media OCSE 42,8).
Dai rapporti OCSE si evince anche che, nonostante l’elevato numero di ore di insegnamento e un rapporto molto basso studenti/insegnanti, i risultati sono ben inferiori alla media OCSE.
In sostanza, dobbiamo assolutamente “alzare il tiro” se vogliamo che i nostri giovani possano trovare un’occupazione adeguata al loro curriculo scolastico.
“Anche le relazioni fra il sistema formativo e il mondo del lavoro stanno rapidamente cambiando. Ogni persona si trova in modo ricorrente nella necessità di riorganizzare e reinventare i propri saperi, le proprie competenze e persino il proprio stesso lavoro. Le tecniche e le competenze diventano obsolete nel volgere di pochi anni.
Per questo l’obiettivo della scuola è quello di formare saldamente ogni persona sul piano cognitivo e culturale, affinché possa affrontare positivamente l’incertezza e la mutevolezza degli scenari sociali e professionali, presenti e futuri.” (dalle Indicazioni per il Curricolo per il Primo Ciclo d’Istruzione)
Diversamente il rischio sarà quello di importare cervelli da paesi che lavorano di più , che studiano di più e che sanno utilizzare meglio le nuove tecnologie come l’India e la Cina .
Veniamo ora alla scuola primaria. Maestro unico o team di docenti?
Forse non tutti sanno che il maestro prevalente esiste già in Italia, in alcune scuole che hanno fatto questa scelta in prima o seconda classe passando al maestro unico.
Se ci confrontiamo poi con l’Unione Europea vediamo che in Austria, Belgio, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Inghilterra, Lituania, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Spagna, Svezia e Ungheria in linea generale c’è il maestro unico (talvolta annuale) affiancato da qualche specialista per l’Inglese, l’Educazione Fisica o la Musica ( vedi dati rete Eurydice).
E allora perché si urla tanto ?
Potete immaginare che cosa succede ad un bambino quando entra in prima e deve relazionarsi con tre insegnanti durante la mattinata? La maestra A dice che devono stare assolutamente seduti e non si possono alzare se non per andare in bagno. La maestra B arriva e mette i banchi in una disposizione diversa perché devono lavorare in gruppo. La maestra C poi dice: “Poverini, siete stanchi? Allora alzatevi e fate un disegno in piedi al banco ( come facevano alla Scuola dell’Infanzia)”. Non è forse meglio un solo insegnante che a livello educativo dia regole sempre uguali che danno sicurezza a tutti i bambini? Diversamente succede che i bambini, anziché concentrarsi nell’attività da svolgere, impiegano tutte le loro energie per relazionarsi con i tre insegnanti.
Se vogliamo stare dalla parte dei bambini, ben venga il maestro unico! (E sotto sotto anche i docenti lo amano perché il “3” è un numero litigioso: nella “partita” finisce sempre 2 a 1!).
Ultimo, ma non per questo meno importante, il discorso sul merito. La vera emergenza sono gli insegnanti che non sono stati valorizzati, rimanendo vittime di un sistema che li ha portati all’appiattimento e all’impossibilità di veder riconosciuto il proprio merito. Ecco perché è fondamentale dare nuove prospettive di carriera ad una scuola che è praticamente identica da 70 anni, nei quali invece il mondo si è evoluto molto velocemente. Tra i paesi dell’ OCSE risulta che l’Italia sia tra gli stati che hanno lo stipendio più basso (dietro di noi solo la Repubblica Ceca e l’ Ungheria ), prendendo in considerazione i salari annuali della scuola media pubblica dopo 15 anni di carriera. Che dire?! Iniziamo col dire “grazie”.
Grazie al Ministro Gelmini, che con fermezza ed autorevolezza ha riportato la Scuola Italiana al centro dell’attenzione. Grazie all’on. Aprea che in qualità di presidente della VII Commissione Cultura della Camera ha aperto il dibattito sul DdL.
E’ necessario costruire un modello di scuola che sappia davvero formare la classe dirigente di domani in grado di tenere il passo con il resto del mondo, che sappia educare e crescere dei cittadini più responsabili e maturi , che possa accogliere delle famiglie più attente ai valori da condividere. In questa la sfida globale sono coinvolti tutti i soggetti che operano nella scuola: se vogliamo dimostrare che si può migliorare e raggiungere obiettivi più elevati dobbiamo smetterla di urlare slogans che fanno rima con “…INI” , di tenere il sistema in “stand by”! Occorre andare avanti, schiacciare il tasto “play” per diventare attori e protagonisti di un cambiamento effettivo della scuola. Ora più che mai, prima che sia troppo tardi, dobbiamo accettare la sfida.
Tiziana Notarnicola